Willy Antico

Sound Engineer - Studio Designer

Record - Mix - Master

 

Eroi moderni

Da qualche tempo (complice anche qualche invito da parte di amici e colleghi) riflettevo su quanto coraggio ci voglia per decidere di aprire e mandare avanti in maniera proficua uno studio musicale oggigiorno. Fino a qualche anno fa, in studio ci si entrava dopo svariati sforzi e parecchi provini e ci si andava per fare le cose sul serio, per mettere in bella copia tutte le idee maturate nel corso degli anni di studio/prove. Oggi le cose sono parecchio cambiate e la tecnologia ci permette di tirare su uno studio che possa definirsi tale anche con 15/20k euro, ma qual'è l'altro lato della medaglia? 

La qualità. Senza alcun ombra di dubbio.

Non siamo più abituati (o non ne abbiamo voglia) a sederci ed ascoltare un disco e capire che tra i fattori principali per cui ci piace una musica oltre il lato artistico-emotivo c'è anche l'aspetto tecnico-qualitativo. Capita delle volte durante qualche lezione che faccia ascoltare delle registrazioni ai miei ragazzi, per dargli la misura di cosa è fatto bene e cosa non si può proprio ascoltare; le reazioni di molti sono spesso fuorviate da quello che youtube o spotify gli propone: davanti ad un pezzo ben suonante e con un ottimo bilanciamento dinamico-timbrico molti di loro si trovano spiazzati, disorientati. Siamo talmente drogati di mp3(con tutti i suoi artefatti digitali), di loudness portato al limite delle sue capacità teoriche e di timbriche aggressive sulle medioalte (per riuscire a superare il limite dell'ascolto su altoparlanti minuscoli) che ci stiamo dimenticando il punto di vista generale: la musica deve emozionare. e l'emozione è data da molti fattori, non per ultimo quello tecnico.

Perchè dovrei scegliere di entrare in uno studio di registrazione quando posso realizzare in casa un provino, registrarlo, missarlo e masterizzarlo da solo? Perchè andando in uno studio ho a disposizione un ambiente acustico migliore del mio; perchè la musica è fatta di collaborazione (è sempre stato così), perchè non ho impiantato nel cervello un chip di intelligenza artificiale e non posso conoscere tutto di ogni argomento riguardante l'industria musicale.

Ma la cosa più importante è che in studio trovo un professionista, che è li per permettermi di esprimermi al meglio; che è bravo in quello che fa (proprio come te con la musica); e che può migliorare considerevolmente il livello tecnico dei miei lavori.

Per questo oggi voglio spezzare una lancia in favore di tutti quei colleghi proprietari di uno studio di registrazione: i veri eroi moderni siete voi! Con le tasse da pagare, le rate dei macchinari da comprare, le ore passate a guardare tutti i tutorial online per rimanere sempre aggiornati, i soldi spesi in corsi e seminari per migliorare le proprie tecniche, le ore di studio su uno strumento per poter comunicare meglio con i musicisti. Ci vuole coraggio ad investire in una attività che regala tanto in termini di emozioni umane e pochissimo in denaro. Siete il trait d'union tra l'idea e la sua realizzazione concreta e come tali, le soddisfazioni arrivano solo dopo grandissimi sforzi. A chiunque abbia aperto o ha intenzione di aprire una attività musicale di questi tempi, vi auguro tutto il meglio.

Siate fieri del vostro lavoro e del vostro essere artigiani del suono.

Anno nuovo, studio nuovo

Willy Antico Mixing Room

Da un pò di tempo mi ero ripromesso di non prendere più uno spazio per lavorare che non fosse all'interno delle mura di casa e ovviamente la promessa è durata pochissimo! Complice una serie di traslochi e qualche fortuita coincidenza ho ceduto e ho riallestito una sala dove posso realizzare Mix e Mastering in totale autonomia.  Ma veniamo al sodo: quello che ho voluto realizzare è uno studio ibrido, con le basse frequenze controllate a partire da 35/40Hz, in modo da chiudere i mastering in tutta sicurezza e contemporaneamente avere un sistema di ascolto e una stanza che non fossero troppo asettici per poter concludere i mix avendo una sala non troppo analitica. La scelta dei diffusori è caduta sulle Amphion one18; un sistema in cassa chiusa con un woofer passivo montato nella parte posteriore della cassa. Per coprire bene la prime tre ottave dello spettro ho deciso di utilizzare una coppia di Adam sub12 (uno per parte) in modo da avere sia la stereofonia che gli Spl giusti anche in caso di volume alto. Il risultato è qualcosa che desideravo da tempo e che finalmente posso utilizzare tutti i giorni: tanta potenza e dinamica quando ne ho bisogno, mediobasse controllatissime e fulminee (visto la mancanza della porta bass reflex), le prime tre ottave precise fino a 0,5 dB nella posizione di ascolto e medioalte precise e stereofoniche anche nelle posizioni più estreme della sala. Adesso dopo il primo Hype iniziale ho iniziato ad arredare e a rifinire l'acustica interna: attualmente mancano i diffusori acustici per il soffitto e un pò di controllo sulle prime riflessioni, ma il sound generale è ottimo.

Sono stati sei mesi di duro lavoro ma ampiamente ripagati dai risultati: ho appena concluso il mix un Ep natalizio e i brani masterizzati da Andy agli Abbey Road hanno subito soltanto un paio di minuscole modifiche prima di essere masterizzati. Una bella soddisfazione.